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| WEEK END A SCROCCO |
Il giorno in cui la notte scese due volte: il film-documentario sul caso Mercuriali
Data: Lunedì 5 Ottobre, ore 17:00
Luogo: via Azzo Gardino 23, Bologna
Il caso di Alberto Mercuriali, giovane e incensurato agronomo di Castrocaro Terme (FC) che si è tolto la vita l’8 luglio 2007 dopo che la stampa locale aveva riportato con grande enfasi una denuncia che lo vedeva protagonista per possesso di una modica quantità di hashish, è ormai diventato emblematico. Da qualunque parti lo si giri, ne esce una storia fatta di distorsioni e cattiva informazione.
E’ questo il senso del film “Il giorno in cui la notte scese due volte” di Lisa Tormena e Matteo Lolletti (vincitori del Premio Ilaria Alpi 2009) che viene presentato lunedì 5 ottobre alle ore 17 a Scienze della Comunicazione (via Azzo Gardino, 23 aula A)
Alla presentazione interverranno anche Gerardo Bombonato, presidente dell’Ordine dei Giornalisti dell’Emilia-Romagna e i genitori di Alberto Mercuriali, Maria Cristina Francesconi e Renzo Mercuriali. L’appuntamento, organizzato in collaborazione con il Premio di giornalismo televisivo “Ilaria Alpi”, introduce il corso di “Comunicazione giornalistica” di Mauro Sarti, che modererà l’incontro.
(notizia riportata dal sito di informazione sociale Bandiera Gialla.Per saperne di più cliccare qui per il sito creato dalla famiglia di Alberto)
24 HOUR ITALY COMICS
COS'E' 24 HOUR ITALY COMICS? Una sfida artistica e ludica al tempo stesso: realizzare un fumetto completo di 24 pagine in 24 ore! Che vuol dire tutto: disegni finiti, storia, lettering, colori, tutto! Una volta che la matita tocca il foglio, l'orologio inizia a contare. 24 ore dopo, la matita lascia il foglio per sempre.
Appuntamento dunque a Palazzo Re Enzo per lunedì 5 ottobre alle 14.00 e tirata non-stop fino alle 14.00 dell'indomani
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Postato da: monne78 alle ore 16:23| link | (pop-up)
cultura, film, stampa, droga, morte, inchieste, week end a scrocco |
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| Eravamo tutti FREEGAN e non lo sapevamo |
Ebbene sì, siamo tutti freegan e non lo sapevamo..
Ormai tutto ha la sua brava etichetta: generi musicali, sottoculture giovanili, mode ecc..ed ora potremo sfoggiarne un'altra, come se le solite(punkabbestia, barboni, fricchettoni..) non fossero più sufficienti.
Ricordo quando ebbi la mia pesantissima crisi adolescenziale, aggravata dall'isolamento del borghesissimo e bigottissimo paesino di provincia in cui abitavo e dalla conseguente mancanza di informazioni... ebbi pure una spettacolare intuizione:che bazza sarebbe stata ficcare un materasso su un furgone e risolvere in una botta sola il problema della casa e quello della mobilità!
Certo, ai tempi non c'era Internet, e quando anni dopo ho scoperto che era quello che facevano tutti (o almeno lo facevano quelli che potevano) è stata una cosa molto curiosa, esattamente come quando mi sono imbattuto sul sito di questi Freegan organizzati.
La spiega è presto fatta: già il nome ricalca il più conosciuto "vegan", che identifica i vegetariani più hardcore (zero latte, uova, burro e tutti i prodotti di origine animale, quindi pure pelle o cuoio per l'abbigliamento e le calzature) unito alla parola "free" che in inglese significa gratis.
Ecco quindi un concetto che partendo dal rifiuto dello sfruttamento dell'uomo sugli animali arriva a comprendere pure quello dell'uomo sull'uomo:porsi il più possibile al di fuori degli ingranaggi della società dei consumi capitalista, riducendo al minimo gli acquisti e sostituendoli con il riciclo, il baratto, e il recupero dei rifiuti prima di tutto.
Chiaro, parecchi tra di noi avevano già messo le mani nella monnezza prima che sociologi, giornalisti e teste d'uovo varie ci venissero a spiegare queste pratiche sui giornali o alla tele(alzi la mano il punkabbestia che non ha mai mangiato uno delle centinaia di panini che Mcdonald butta ogni giorno, fasciati, inscatolati e a volte ancora caldi!), ed è proprio qesto che ci ha fatto sorridere e scegliere il titolo di questo post...
Ovviamente il discorso, nel caso dei "Freegan" in particolare, è un pò più complesso e ricco di sfaccettature:dalla constatazione che i meccanismi dell'economia mondiale sono fottuti nel loro insieme, si arriva alla triste conclusine che non c'è mercato equo-solidale che tenga, e quindi si cercano alternative del tutto radicali... anche qui,quando mi resi conto di tutto questo, e allora ero un povero punkettino sfigato di 15 anni, mi ricordo che pensai amaramente "l'unica qua è imboscarti su un monte e coltivarti tutto per i cazzi tuoi...". Ovviamente degli elfi di Gran Burrone e simili sapevo meno di zero, ero veramente in un posto di merda: figurarsi che per scoprire una spiaggia popolata da fricchettoni, nudisti e traveller, con tutte le buone cose che questa brava gente si porta dietro e che al paese te le puoi giusto sognare, il tutto a pochi km dal paesotto, bisognava mollare tutto, vagabondare con il sacco a pelo e arrivare al Parco Sempione di Milano, dove 'ste cose le conoscevano più che bene...
Scoprire di non essere i soli a pensarla in un certo modo è confortante, il brutto è quando succede tardi, a volte troppo tardi. Ci pensavo ieri,mentre annoiatissimo bevevo una birra leggendo la Gazzetta all'XM24 in via Fioravanti: avrei dato chissà che cosa per avere un posto del genere nel '94 o nel '95......ma questo con i Freegani non c'entra proprio una minchia!
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Postato da: monne78 alle ore 17:23| link | (pop-up)
inchieste, civiltà |
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| 'Finalmente posso chiamarli assassini' |
Queste sono le parole pronunciate dalla madre di Federico Aldrovandi dopo la sentenza di primo grado che ha condannato (a tre anni e quattro mesi...!?) i quattro agenti di polizia che ammazzarono letteralmente di botte suo figlio.
Non basterebbero tutte le parole del mondo per esprimere quello che ho dentro.....mi limiterò ad un paio di domande: la difesa provò a far passare Federico per tossico, l'accusa ha dimostrato che non lo era... e se anche lo fosse stato? Forse meritava di essere accoppato come un cane in mezzo alla strada come hanno fatto i signori tutori della legge e dell'ordine?
Se quattro punkabbestia ammazzassero a calci e pugni e bottigliate uno sbirro quanti anni si farebbero, tre e mezzo o trenta?
Infine, di questo passo prima o poi qualcuno sacrificherà dieci anni di libertà pur di fare a uno di loro quello che loro fanno quotidianamente agli altri?
Lorsignori sono avvisati...... non sarebbe meglio se quando salgono in macchina si portassero pure la pistola ma lasciassero a casa la prepotenza (ma non in questura, che li è troppo facile..)?
Il blog della madre di Aldro
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Postato da: monne78 alle ore 17:17| link | (pop-up)
morte, libertà , inchieste, civiltà |
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| Bologna, città a misura di homeless |
Riportiamo un articolo dal periodico online Vita.it, nel quale si afferma che, secondo una ricerca del Ministero delle politiche sociali su cinque città italiane, Bologna sarebbe un polo attrattivo rispetto alle persone ai margini della società. A quanto pare Bologna sarebbe un'eccellenza nei servizi sociali e nell'accoglienza per i senza tetto.
Ma sarà poi vero? O meglio: cosa ne pensate? Rispetto alla vostra idea di città, all'esperienza personale o rispetto al lavoro che fate dentro o attorno ai servizi.
Se non qui, dove?

Il Ministero delle politiche sociali presenta oggi una ricerca sui senza dimora in 5 città italiane
Addio, homeless. Addio, soprattutto, a una visione che li definisce in termini di mancanza, "less". Il rapporto degli homeless con gli spazi urbani e con l'offerta cittadina di servizi, infatti, è caratterizzato da un utilizzo competente e strategico delle limitate risorse accessibili. Gli homeless cioè oggi sono "ispettori dell'accoglienza". Tant'è che girano mezza Italia e poi cercano tutti di approdare a Bologna, dove ci sono i migliori progetti per il reinserimento sociale.
A dirlo è una ricerca che verrà presentata oggi dal Ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali: gli studi realizzati in cinque città - Bari, Bologna, Genova, Milano e Roma - hanno osservato che dagli homelss viene una domanda di beni che va ben oltre lo schema semplificato della ricerca di cibo e di rifugio notturno. Essa si concretizza, per esempio, nell'esigenza di accedere alle biblioteche e fruire dei loro servizi o in quella di disporre dei mezzi pubblici in modo regolare per organizzare i propri spostamenti nell'area urbana.
Davanti a queste richieste, che si collocano al di fuori della definizione per difetto degli homeless, gli operatori sociali e i servizi sembrano in difficoltà e agiscono spesso in modo poco flessibile. Le regole delle strutture rischiano infatti di determinare un loro utilizzo rigido che mal si concilia con l'effettivo perseguimento dell'indipendenza degli utenti, imponendo una griglia di intervento che rischia di soffocare la capacità di avvalersi in modo autonomo e creativo delle poche risorse disponibili. Il pericolo allora è quello che si produca come effetto, involontario ma non per questo meno reale, la gestione della vita dei soggetti assistiti secondo i principi di una economia di semplice sussistenza, da cui non potranno mai emanciparsi.
Bologna
Bologna rappresenta un'eccellenza nei servizi sociali e nell'accoglienza per i senza tetto, una sorta di approdo per tutti coloro che si spostano da una città all'altra in cerca di condizioni migliori. D'altra parte, però, il luogo di accoglienza, (il centro d'accoglienza Beltrame) sembra essere vissuto solo come luogo di passaggio dal quale uscire con un progetto individuale di "reinserimento". Questa impostazione crea distanza tra gli ospiti, che rifiutano i rapporti tra loro, tutti protesi all'uscita dal centro in una sorta di competizione interpersonale. La ricerca mostra come invece sarebbe opportuno rafforzare la funzione residenziale di un centro simile, promuovendo la dimensione coabitativa.
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Postato da: massitutor alle ore 14:47| link | (pop-up)
inchieste, civiltà , assistenti sociali, vagabond geoghaphic, assistenze e bisogni |
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| Giampiero dove sei? |
 Quante volte abbiamo letto sui giornali di pestaggi a danno di persone che dormivano per strada? Tante, talmente tante che ormai non fanno più notizia... Questa volta però c'è un finale che deve ancora essere scritto, un finale diverso dal solito, che qualcuno tra noi potrebbe contribuire a scrivere. Venerdì 19 maggio il Corriere della Sera pubblica un'articolo simile a moltri altri che troppo spesso ci tocca leggere, specialmente negli ultimi tempi: Giampiero, un giovane italiano, subisce una vigliacca aggressione da parte di un gruppo di adolescenti spagnoli mentre dorme su una panchina in una piazza di Granada, città del meridione iberico. La scena, che risale ad un paio di anni fa, viene addirittura ripresa con il cellulare da una ragazza del "branco": cercherà poi di giustificarsi al processo asserendo di avere effettuato le riprese per poi mostrarle ad un parente, agente di polizia, ma non verrà creduta. Infatti un processo c'è stato e si è concluso da poco con la condanna dei giovani aggressori, le cui famiglie hanno ora l'obbligo di risarecire i danni alla vittima, risarcimento quantificato dal tribunale di Granada in 3000 euro. Qui la faccenda si complica, e qui forse Asfalto, inteso come la comunità di chi lo legge e lo scrive, può fare qualcosa. Giampiero infatti, ricoverato con una prognosi pesantissima di 90 giorni che può solo far immaginare la violenza del pestaggio, appena ha potuto reggersi in piedi ha abbandonato l'ospedale per non ricomparirvi più, nonostante le sue gravi condizioni. A questo punto le autorità spagnole hanno veramente poco in mano, nemmeno una fotografia, eccetto un nome (Giampiero Filangieri) e il luogo di nascita (Reggio Calabria, 1980) non si sa neppure se Giampiero sia ancora in Spagna, se sia rientrato in Italia o finito chissà dove. Anche i servizi sociali della città, mense, dormitori o centri d'ascolto brancolano nel buio. Possibile che sia scomparso nel nulla? Qualcuno di noi potrebbe conoscerlo, o averlo incontrato.Senza nemmeno una fotografia è molto difficile, ma noi siamo tanti e ognuno di noi conosce tanta gente... Tremila euro non saranno molti, ma sono pur sempre qualcosa per chi dalla vita ha ricevuto trattamenti come questi.
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Postato da: monne78 alle ore 16:52| link | (pop-up)
inchieste, civiltà , asfalto fuoriporta |
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| Ricordiamo i Pionieri della nuova frontiera |
San Francisco, senzatetto ma online Aggrappati alla vita solo grazie a internet
Anna Guaita, Il Messaggero online NEW YORK (2 giugno) - Hanno perso tutto: non hanno più un tetto sopra la testa, non hanno un letto, o un numero di telefono. Ma hanno un computer, e lo proteggono con le unghie e con i denti. Il numero dei senzatetto americani che riesce a mantenere un contatto con il mondo grazie a internet va crescendo, in parte perché la crisi ha fatto cadere in povertà molte persone che fino a pochi mesi fa avevano un lavoro e una casa. Accanto ai barboni senza speranza, spesso alcolizzati o malati mentali, crescono le file della ex-classe lavoratrice, ex operai o muratori, elettricisti o giardinieri che non sono più in grado di pagare il mutuo e si ritrovano per strada. Per costoro, il laptop non è un lusso, ma il cordone ombelicale che permette di sopravvivere e cercare un nuovo lavoro e una nuova vita.
In un servizio di prima pagina, il Wall Street Journal ha ieri seguito le sorti di alcuni di questi “senzatetto on line”, tutti raggruppati nella città di San Francisco, e ha raccontato le vicende di Charles Pitts, un poeta che vive sotto i ponti, Robert Livingston, un’ex guardia di sicurezza che ha un letto in un ostello per senzatetto, Skip Schreiber un elettricista disoccupato che si è ridotto a vivere nel suo furgone, e Michael Ross, un ex soldato che si accampa sotto una tenda: tutti questi uomini non si separano mai dal loro laptop, trascinandoselo in giro dentro vecchie borse, per evitare di perderlo o farselo rubare. Passano ore e ore a cercare dove attaccarli a una presa elettrica per ricaricarne la batteria, e dove ricevere il segnale wi-fi gratuito per andare on line. Alcuni, come Pitts, hanno aperto pagine su Facebook e MySpace, e partecipano vivacemente alle chat room sulle condizioni dei senzatetto. Per loro, le stazioni ferroviarie possono essere un rifugio temporaneo per ricaricare le batterie, mentre le biblioteche pubbliche o alcuni bar regalano il collegamento internet.
Il fenomeno sta allargandosi ma non è nuovissimo: già nel 2002 fece notizia la storia di un senzatetto, Kevin Barbieux, che aprì un blog dal nome “the homeless guy” (Il tipo senza casa). Barbieux vive a Nashville, in Tennessee, e da 25 anni non ha una residenza fissa. Nel suo blog ha raccontato di essere un ex soldato della Marina, di essere stato sposato e di aver avuto due figli, ma di soffrire di una forma di depressione che lo rende clinicamente ansioso e incapace di restare impiegato a lungo. Barbieux è stato l’indiscusso pioniere degli homeless on linee, ma oggi perfino i ricoveri pubblici offrono ai loro ospiti la possibilità di usare il computer. Praticamente ogni richiesta di lavoro o di aiuto deve essere riempita in internet, e chi non può avere accesso a un terminale è drasticamente sfavorito rispetto a chi può navigare on linee. Per questo a New York cinque dei nove ostelli per senzatetto garantiscono la possibilità di usare un computer. Per quanto terribile sia la sorte di chi si ritrova a elemosinare un letto in questi rifugi, gli ultimi mesi hanno visto moltiplicarsi situazioni anche più drammatiche, come le tendopoli di senzatetto sorte come funghi in California. Le condizioni di queste cittadelle sono anti-igieniche e pericolose. E spesso i sindaci sono obbligati a ripulirle con l’aiuto della polizia. Niente computer qui, solo povertà e disperazione. Anche fra i senzatetto, dunque, c’è una classe più fortunata e privilegiata e una classe di veri diseredati.
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Postato da: massitutor alle ore 11:55| link | (pop-up)
stampa, inchieste, assistenze e bisogni |
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| Cronache |
Chi oggi è ai margini del presente una volta è stato a lavorare al CERN, a Ginevra, dove c'è l'accelleratore di particelle più grande del mondo. Succedeva molto tempo fa, Ilario racconta. La macchina del tempo è la memoria e un ricordo è la particella del tutto.
Questo video si può guardare anche su Youtube.
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Postato da: massitutor alle ore 17:26| link | (pop-up)
lavoro, amicizia, inchieste, asfalto fuoriporta, tele asfalto, la vita è un cantiere, operatori pari |
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